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Dentista a Treviglio | La salute orale non va in vacanza

Non solo scottature, congestioni, punture di insetti e meduse o strappi muscolari da sport improvvisati. Tra gli spiacevoli inconvenienti che possono rovinare le sospirate vacanze estive, ci sono anche i problemi legati alla salute orale. Un mal di denti inatteso, l’otturazione che salta, una corona provvisoria che si stacca, un dente che si scheggia non sono imprevisti così rari e possono pregiudicare i momenti di meritato relax, tenendo conto che ci si trova lontani da casa, magari all’estero.

In molti casi, però, prestare un po’ più di attenzione al benessere dentale anche d’estate e sottoporsi agli opportuni controlli può essere sufficiente per scongiurare spiacevoli sorprese. Ed ecco i consigli per preservare la bellezza e la salute del sorriso durante le ferie.

Quali accorgimenti mettere in pratica, dunque, prima di partire e nel corso della villeggiatura, qualora capitasse un’emergenza?

  1. Innanzitutto, è bene programmare per tempo una visita di controllo: non sempre gli studi odontoiatrici sono aperti tutta l’estate e potrebbe capitare un’urgenza quando il vostro dentista di fiducia è assente.
    Giocare d’anticipo è sempre l’arma migliore. Questo comportamento prudenziale è quanto mai indicato per quelle persone che hanno una dentatura delicata, sulla quale sono già state eseguite cure di una certa importanza; non bisogna tuttavia dimenticare che lesioni dentali ‘silenti’ sono frequenti anche in bocche sane: una visita specialistica, quindi, è comunque consigliata.
  2. Oltre al controllo, è opportuno sottoporsi a una seduta di igiene professionale se non la si effettua da tempo, in modo da eliminare la placca e il tartaro, cause di infiammazioni gengivali e infezioni parodontali.
  3. Se prevedete viaggi in aereo o immersioni subacquee, chiedete al dentista di verificare lo stato di salute delle vostre vecchie otturazioni: se queste fossero inefficaci o infiltrate, infatti, gli sbalzi di pressione potrebbero dare luogo a dolori molto fastidiosi. Se un’otturazione dovesse saltare, è necessario evitare bevande o cibi troppo freddi e mantenere il dente il più pulito possibile. Per diminuire il dolore provocato dal contatto con gli alimenti, si può porre nella cavità un piccolo batuffolo di cotone, che però dev’essere sempre pulito e cambiato di frequente.
  4. Se, subito prima della partenza, doveste sottoporvi a qualche piccolo intervento chirurgico in bocca (l’estrazione di un dente, l’inserimento di un impianto etc.), evitate di esporvi al sole intenso nei primi giorni dopo il trattamento e seguite scrupolosamente i consigli del vostro dentista, per minimizzare i disagi. L’eccessivo calore, infatti, determina vasodilatazione, aumentando il rischio di gonfiori.
  5. Qualora aveste delle corone fissate con un cemento provvisorio o vecchie protesi fisse, fatele controllare prima di mettervi in viaggio, in modo da ridurre il rischio di distacchi a vacanze iniziate. «Può essere utile tenere a portata di mano un kit di fissaggio, acquistabile in tutte le farmacie: in caso di distacco accidentale di una corona o di un ponte, provvisori o definitivi che siano, questi kit consentono di risolvere l’inconveniente con buona sicurezza, in attesa di potersi recare da un dentista. Prima, però, è necessario pulire bene i denti dai residui del vecchio cemento o di cibo e asciugare accuratamente con una garza, per ridurre al minimo l’umidità che diminuirebbe l’effetto adesivo del nuovo cemento.
  6. Se siete portatori di protesi mobilifatele controllare almeno due settimane prima di partire: a volte succede che vi siano inizi di fratture che passano inosservate ma, procedendo, possono causare la rottura completa della protesi. In caso vengano apportate modifiche (ad esempio ribasature) è facile che, nei primi giorni, sia necessario effettuare dei ritocchi. Anche chi ha un apparecchio ortodontico è bene si sottoponga a un controllo preventivo, così da minimizzare il rischio di distacco di brackets (attacchi) o bande durante le vacanze.
  7. Se avete protesi fisse o rimovibili ancorate ad impianti osseointegratiportate con voi il “passaporto” implantare coi codici dei vostri impianti: in caso di necessità (svitamenti, decementazioni etc.), sarà più facile per il dentista che si prenderà cura di voi identificare la componentistica implantare corretta, per risolvere il vostro problema.
  8. Fatevi consigliare dal dentista eventuali farmaci (antidolorifici, antibiotici etc.) che sarebbe utile inserire in valigia e da usare in caso di necessità.
  9. Qualora un mal di denti vi assalisse all’improvviso, potete ricorrere all’analgesico che vi è stato consigliato o che comunemente utilizzate per il mal di testa o il mal di schiena. Ricordate però che gli antinfiammatori vanno presi a stomaco pieno e senza esagerare con le quantità, perché i possibili effetti collaterali non sono rari e risentono dei dosaggi. Se il dolore proprio non si attenua, significa che serve con urgenza l’intervento di un odontoiatra.
  10. In presenza di un ascesso, per lenire il dolore si può applicare sulla guancia del ghiaccio o si può sorseggiare dell’acqua molto fredda. In questi casi, l’unico rimedio è una terapia antibiotica che contrasti l’infezione: in assenza di un dentista, è consigliabile contattare la Guardia Medica. Nell’attesa, si possono fare sciacqui con acqua e sale e procedere poi al lavaggio delicato dei denti, con spazzolino e dentifricio.
  11. Se, invece, si rompe un dente, non è opportuno ricorrere al ghiaccio e va evitato il contatto con cibi e bevande troppo fredde. Se duole, si può prendere un antinfiammatorio, chiedendo consiglio al farmacista. Al più presto, un dentista dovrà valutare se sia possibile riattaccare il pezzo saltato che, nel frattempo, va conservato nel latte o in una soluzione di acqua e sale.
  12. Se infine, in previsione del viaggio, vorrete un sorriso smagliante, quando il vostro odontoiatra avrà controllato lo stato di salute dei denti e delle gengive, potrete chiedere di effettuare uno sbiancamento, per donare alla bocca un aspetto ancora più curato.

Buone vacanze!

Dentista a Treviglio | Quando i problemi ai denti diventano una “spia” del diabete

Tra i problemi ai denti e il diabete esiste una stretta correlazione, ancora poco considerata: gli esperti di diverse società e associazioni scientifiche – Associazione medici diabetologi, Società italiana di diabetologia, Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp) – lanciano l’allarme in occasione della Giornata mondiale del diabete, in programma il 14 novembre.

In Italia 5 milioni di persone soffrono di diabete o prediabete e il 30-40% è colpito anche da una forma di malattia parodontale, che può comportare un aggravamento del quadro clinico e un peggioramento della salute generale. Circa 1,5-2 milioni di italiani convivono sia con il diabete sia con la parodontite, un’infiammazione dei tessuti che sostengono il dente e in particolare l’osso alveolare, il cemento che riveste la radice del dente, la gengiva e il legamento parodontale.

Come dimostrano gli studi più recenti, un diabetico ha infatti un rischio 3 volte più elevato di sviluppare un’infiammazione alle gengive o di vederla peggiorare.

La maggior parte dei pazienti non è consapevole della possibile correlazione tra parodontite e diabete. La parodontite può far salire l’emoglobina glicata, indice di un peggior controllo glicemico, aumentando così il rischio di diabete. Avviene infatti che, in presenza di parodontite, i batteri del cavo orale attraverso la circolazione del sangue possano raggiungere numerosi organi, innescando pericolose reazioni infiammatorie. La parodontite porta con sé un aumento della produzione di citochine infiammatorie che potrebbero contribuire all’insulino-resistenza, un incremento degli acidi grassi liberi e un calo della produzione di ossido nitrico nei vasi sanguigni,” spiega Alessandro Crea, coordinatore della Commissione editoriale della Sidp e docente di parodontologia.

Recenti pubblicazioni da parte della Federazione europea di parodontologia e dell’Accademia americana di parodontologia confermano come i pazienti che sono già affetti da diabete abbiano una probabilità più alta di soffrire anche di parodontite e di rispondere peggio alle cure odontoiatriche, soprattutto se non c’è un buon controllo della glicemia: ciò perché i diabetici hanno una reazione alterata nei confronti dei batteri, fra cui quelli responsabili di gengiviti e parodontiti presenti nella placca che si deposita attorno ai denti; inoltre, altri fattori come radicali liberi e citochine possono accrescere l’infiammazione anche a livello dei tessuti parodontali.

Nel caso in cui venga diagnosticato il diabete è necessario fare subito una visita dal parodontologo e sottoporsi a un regolare monitoraggio, per cercare di intercettare la malattia prima che si manifesti o per cercare di rallentarne o bloccarne lo sviluppo. Basti pensare che in alcuni casi curare la parodontite può migliorare i valori di emoglobina glicata tanto quanto una terapia farmacologica. Allo stesso modo, una volta rilevato un problema di parodontite, il supporto continuativo da parte di un parodontologo è fondamentale: l’esperto può infatti accorgersi di manifestazioni orali e segni di prediabete ancora prima che il paziente ne sia al corrente. Un’accurata igiene orale e costanti visite di controllo e di trattamento della parodontite possono perciò aiutare nella prevenzione e nella diagnosi precoce del diabeteE’ fondamentale portare avanti un’opera di prevenzione quotidiana che parta da un’attenzione costante alla corretta igiene orale, primo strumento per proteggere le proprie gengive e tenere lontani i disturbi gengivali“.

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Chewing-gum sì, ma non al posto dello spazzolino

Sì all`uso di gomma da masticare, a patto che non sostituisca lo spazzolino da denti. Vietato invece  arrendersi al pianto dei bebè concedendo ciucci cosparsi di zucchero. Sono queste due delle linee guida nazionali per la promozione della salute orale in età evolutiva, diffuse dal ministero del Welfare.
L`iniziativa prende le mosse dalla significativa incidenza di problemi ai denti registrata in Italia. I più esposti sono i bambini: la carie colpisce oggi il 44% di coloro che hanno meno di dodici anni.
Il documento, elaborato assieme a pediatri, odontoiatri, igienisti, neonatologi e associazioni dei genitori, oltre all`uso di zucchero sul ciuccio per quietare i bimbi, proibisce anche biberon pieni di bevande dolci estranee ai bisogni nutritivi.
Possibile invece l`uso di chewing gum: sono un aiuto perché stimolano, durante i primi minuti di masticazione, la secrezione salivare, aumentando i meccanismi di difesa. La saliva, infatti, è un`arma di prevenzione naturale: contiene antimicrobici (lisozima, perossidasi) e immunitari (IgA secretorie) che agiscono in maniera combinata contro la flora che causa la carie. Attenzione però: in nessun caso le gomme da masticare possono sostituire l`uso dello spazzolino da denti, specie dopo i pasti. Si consiglia inoltre la sigillatura dei solchi e delle fossette dove il cibo può fermarsi.
La bocca dei neonati è sterile e solo successivamente viene contaminata da ceppi batterici. Questi corrispondono esattamente a quelli rintracciati nella saliva delle madri. La salute orale dei figli deriva quindi anche dalle condizioni igieniche della madre. È però possibile controllare e prevenire il rischio di trasmissione riducendo la concentrazione salivare materna di Streptococcus mutans (un batterio del cavo orale) con la somministrazione di fluoro dai 6 mesi ai tre anni d`età e di clorexidina.
Le linee guida del ministero del Welfare si inseriscono nel solco degli obiettivi posti dall`Oms (Organizzazione mondiale della sanità), secondo cui, entro il 2010 il 90% dei bambini di età compresa tra i cinque e i sei anni dovrà essere privo di carie e gli adolescenti fino ai 18 anni non dovranno presentare perdite di denti dovute a carie o malattia parodontale.

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Da cosa dipende la gradazione di colore dei denti?

La gradazione di colore dei denti è differente per ogni persona perché è determinata geneticamente. Questa può tendere maggiormente al bianco, al giallo oppure al grigio. Il colore, poi, può subire leggere variazioni in base alla presenza di placca e tartaro e di macchie dovute a nostre cattive abitudini, agli alimenti, a malattie o a medicinali assunti. Sui denti possono comparire essenzialmente tre tipi di macchie:

  • le macchie esterne, dovute alla penetrazione nella struttura dello smalto di pigmenti provenienti dai cibi o bevande. Tra le sostanze che causano questo effetto, il caffè, il tè scuro, il vino rosso, la nicotina e altre sostanze contenute nel fumo di tabacco hanno la capacità di colorare le superfici dentali e con il tempo scuriscono visibilmente i denti. Anche l’utilizzo prolungato di collutori contenenti clorexidina può scurire lo smalto.
  • Le modificazioni del colore possono essere dovute anche a macchie interne alla struttura del dente, dovute ad esempio ad anomalie nella mineralizzazione dello smalto, a un’assunzione eccessiva di fluoro durante l’infanzia, oppure all’uso di particolari farmaci durante la formazione dei denti permanenti.
  • Infine, anche il naturale processo di invecchiamento scurisce il colore dei denti: con il passare del tempo, infatti, la dentina, ossia il tessuto osseo che si trova all’interno dello strato di smalto, si ispessisce e tende ad ingiallire.

Sbiancamento professionale

Gli studi odontoiatrici oggi dispongono di materiali in grado di schiarire il colore dello smalto agendo in profondità, e ottenendo così risultati positivi sia sulle macchie estrinseche sia su quelle intrinseche. Si tratta di prodotti a base di perossido d’idrogeno o perossido di carbamide che penetrano nel tessuto duro del dente e agiscono direttamente sulle molecole del pigmento che ne ha scurito il colore. Lo sbiancamento in studio è un procedimento che si effettua in una sola seduta di un’ora circa: l’azione del gel applicato viene velocizzata dall’esposizione della dentatura alla luce di speciali lampade al plasma, laser o alogene.

Sbiancamento fai da te

Per schiarire il colore dei denti si possono usare i dentifrici sbiancanti reperibili in farmacia ed anche al supermercato: ovviamente l'effetto non sarà uguale a quello di uno sbiancamento professionale, ma questi prodotti contengono sostanze abrasive che per sfregamento, interponendosi tra la superficie del dente e le setole dello spazzolino, possono attenuare il colore delle macchie estrinseche, ma non di quelle intrinseche perché non hanno modo di agire all’interno della struttura del dente.

Controindicazioni

Gli interventi sbiancanti con sostanze abrasive non dovrebbero essere realizzati con spazzolini con setole troppo dure: per non erodere lo smalto, infatti, è bene non esercitare un’azione troppo energica e ricordarsi che spazzolare per due minuti è un tempo sufficiente per la pulizia dei denti.

6 insospettabili alimenti che “puliscono” i denti (e 6 che li macchiano)

Quando parliamo di denti macchiati l’indiziato numero uno è per tutti il caffè. Ma ci sono degli alimenti insospettabili che invece hanno un ruolo fondamentale nella perdita del bel colorito bianco dei nostri denti. Quali sono? Mother Nature Network, il sito internet americano, ne ha individuati 6 ma la buona notizia è che ne ha indicati altrettanti che aiutano invece a preservarne il colore.

Quelli da evitare (per chi ama il sorriso smagliante):

I frutti di bosco

Se è vero che sono considerati potenti antiossidanti, i frutti di bosco non sono sempre un toccasana per i denti: sono ricchi di cromogeni e hanno un colore così forte che è dannoso sia se vengono mangiati interi che sotto forma di succo.

Il the

La bevanda più consumata sul pianeta è anche più potente del caffè nel macchiare i denti, specialmente quello nero che contiene una maggiore concentrazione du tannini,  composti vegetali che aggrediscono facilmente il colore dei denti.

Il vino rosso

Come il the, il vino rosso contiene tannini. Inoltre, il vino rosso è una bevanda acidica con molecole intensamente pigmentate chiamate cromogeni. L’acidità, tra l’altro, contribuisce a macchiare i denti perché l’acido rende più morbido e più rugoso lo smalto dei denti.

L’aceto balsamico

Il colore scuro di questo gustoso condimento per l’insalata può scolorire i denti se non è spazzolato subito dopo aver mangiato. Ma in questo caso c’è un rimedio facile: basta assicurarsi che l’insalata contiene anche la lattuga, che aiuterà a togliere l’aceto dai denti.

La soda

Come il vino rosso, la soda contengono un’elevata qauntità di cromogeni. E tutta la soda è acidica, il che significa che anche quella leggera può erodere smalti e macchie di denti.

Curry e salsa di pomodoro

I pigmenti contenuti nel curry, nalla salsa di pomodoro e in quella di soia possono ingiallire i denti.

Come dicevamo, però, esistono altrettanti cibi che invece possono aiutare ad avere una dentatura sempre impeccabile e soprattutto senza quelle antiestetiche macchie gialle. Quali sono?

Gli alimenti che puliscono (i denti)

Il latte e formaggi duri

Queste delizie del latte sono un beneficio per i denti sotto diversi aspetti: incoraggiano la produzione della saliva, che neutralizza l’acido in bocca, lava via le particelle di cibo sfuggite e aiuta a prevenire la macchiatura. Inoltre, il calcio e altri nutrienti proteggono lo smalto dall’erosione.

Le mele

Le mele contengono una sostanza chiamata acido malico: aumenta la produzione della saliva, mentre la texture croccante della frutta elimina le particelle di cibo residue che possono causare macchie sui denti.

L’ananas

L’ananas è un vero e proprio sbiancante naturale dei denti. Basta pensare che molti prodotti che sbiancano i denti contengono un ingrediente chiamato bromelain, che è un enzima che si trova naturalmente nell’ananas.

I broccoli

Come le mele, il broccolo è ricco di fibre e può pulire i denti mentre si mangia, ancor di più se mangiato crudo. Inoltre questa verdura ha un alta concentrazione di ferro che protegge lo smalto dei denti dal decadimento.

Il sedano

Il sedano è un’altra verdura croccante e fibrosa che pulisce i denti mentre si mangia. Inoltre, il sedano è particolarmente utile per mantenere le gengive sane. Anche le carote crude hanno gli stessi vantaggi. 

Le fragole

Come le mele, le fragole contengono acido malico e sono molto fibrose.

Come prendersi cura dei denti?

In tempi di Coronavirus, le visite mediche sono state ridotte al minimo e, a meno che non sia necessario, vengono favoriti i consulti telefonici. I dentisti non fanno eccezione ma è possibile prendere una serie di precauzioni per prendersi cura della salute dei propri denti.

Usare un dentifricio al fluoruro
In un periodo come questo, in cui a causa dell'emergenza Covid-19 le visite dentistiche sono ridotte al minimo, sarebbe bene prendere una serie di precauzioni. Un esempio? Servirsi di un dentifricio a base di fluoruro, capace di rendere i denti più forti e più resistenti alle carie. Per i bambini, però, è preferibile chiedere consiglio al medico primo di usarlo.

Utilizzare un collutorio a base di perossido di idrogeno

L'uso del collutorio non basta per tenere i denti puliti, è fondamentale lavarli prima con lo spazzolino. Dopo averli spazzolati, sarebbe bene fare uno sciacquo alla bocca, servendosi di un prodotto a base di perossido di idrogeno. Il motivo? Si tratta di una sostanza antivirale capace di annientare ogni tipo di virus. In alternativa, anche un collutorio "fai da te" all'acqua salata può rivelarsi utile per disinfettare la bocca.

Lavare i denti almeno due volte al giorno

È fondamentale lavarsi i denti dopo ogni pasto, così da ridurre al minimo la comparsa di carie o di placche. Per prendersi cura della propria igiene orale sarebbe utile anche servirsi di un filo interdentale, in maniera tale da rimuovere i residui di cibo rimasti incastrati tra i denti.

Non esagerare con i cibi zuccherati

I denti sono "progettati" per essere attaccati dagli zuccheri al massimo tre volte al giorno, dunque durante i pasti. Consumare in modo eccessivo dei cibi zuccherati, compresi frutta, succhi e frullati, potrebbe favorire l'insorgere di carie. Quando si fanno degli spuntini, sarebbe meglio preferire prodotti come formaggio, verdure o cracker.

Avere un kit di emergenza

Il dolore ai denti è insopportabile e, a meno che non si possa andare subito dal dentista, è consigliabile prendere alcune precauzioni, magari attingendo a un kit di emergenza in casa. Nell'attesa della visita si può placare il dolore con antidolorifici a base di paracetamolo, cocodamolo e ibuprofene, anche se sarebbe bene chiedere lo stesso un consulto telefonico al medico di fiducia per capire qual è la causa del problema.

La flora batterica orale cambia negli anni

Con il passare del tempo, la composizione della flora batterica orale cambia: pertanto, se durante l’infanzia lo sviluppo della carie è dovuto principalmente a cause genetiche, più avanti negli anni dipende dalle abitudini alimentari e dall’igiene orale. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Cell Host & Microbe da un gruppo di ricerca statunitense-australiano coordinato da Karen E. Nelson, del J. Craig Venter Institute di La Jolla (Usa), che ha esaminato il ruolo che i geni e i batteri presenti nel cavo orale svolgono nella formazione delle carie. Per studiare l’interazione esistente tra fattori ambientali e tratti ereditari, gli scienziati hanno analizzato la flora batterica orale di 485 coppie di gemelli di età compresa tra 5 e 11 anni. “Abbiamo deciso di concentrarci sui bambini perché ipotizziamo due cose: che il microbioma orale cambi rapidamente con l’età, e che le coppie di gemelli composte da ragazzini possiedano lo stesso ambiente orale – precisa Karen E. Nelson -. Questo ci ha permesso di controllare meglio l’influenza degli ambienti comuni e di quelli unici”. Al termine dell’analisi, gli autori hanno osservato che i gemelli identici possedevano microbiomi orali più simili rispetto ai gemelli fraterni. Secondo gli esperti, questi risultati suggeriscono l’esistenza di fattori genetici capaci d’influenzare i batteri presenti nella bocca. Tuttavia, è emerso che i gruppi di microrganismi più legati all’ereditarietà non erano quelli che svolgono un ruolo nella formazione della carie. Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che i ceppi ereditari dei batteri diminuiscono significativamente con il passare degli anni, mentre quelli legati all’“ambiente” (ossia alregime alimentare seguito e al tipo di igiene orale) aumentano. Gli autori hanno anche rilevato un collegamento tra determinate specie batteriche e il consumo di zucchero. Hanno osservato, in particolare, che i batteri associati a una minore presenza di carie erano meno diffusi all’interno delle bocche dei bambini che consumavano alimenti e bevande ricchi di zucchero. Al contrario, i batteri associati alla carie erano presenti in quantità elevate nel cavo orale dei bambini che consumavano molti zuccheri. “Questo lavoro – conclude la dottoressa Nelson – rivela la presenza di specifici gruppi di batteri che possono essere acquisiti attraverso l’ambiente e che hanno la capacità di provocare la carie”.

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Coronavirus e mascherine: gli studi odontoiatrici sono sicuri | Dentista a Treviglio

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità indica come necessari a prevenire forme di contagio nelle zone “rosse”, i dispositivi di protezione individuale di categoria FFP2 o FFP3, i quali sono dotati degli standard necessari a svolgere tale funzione.

“Si tratta di dotazioni più sofisticate delle normali mascherine di protezione – dichiara ad ANDI Claudio Galbiati, Presidente di Assosistema Safety – Per garantire un’azione efficace, è necessario siano indossate correttamente, prestando molta attenzione alle indicazioni presenti nelle confezioni. Quando il professionista si trova in situazioni per le quali il rischio di contagio potrebbe essere maggiore, sono consigliati gli occhiali a mascherina, che aderiscono al viso, proteggendo le mucose degli occhi”.

I problemi maggiormente evidenziati dai medici riguardano la reperibilità di questi DPI.

“Vista la forte e improvvisa crescita della domanda – prosegue Galbiati – Assosistema Safety si è attivata con i produttori associati per incrementare il livello di produzione, attualmente già oltre tre volte gli abituali volumi. Attraverso il costante monitoraggio dell’andamento della domanda, le aziende si stanno attrezzando per sviluppare ulteriormente la produzione e garantire la disponibilità di materiale. È comunque importante – conclude Galbiati – che i professionisti gestiscano gli ordini secondo una previsione di utilizzo nel medio periodo, consentendo una distribuzione quanto più capillare possibile”.

“Con la sezione Safety di Assosistema Confindustria – aggiunge Matteo Nevi, Segretario generale Assosistema – abbiamo predisposto una sezione del sito dell’Associazione (http://www.assosistema.it/coronavirus-safety/) dove è possibile reperire tutte le informazioni utili sulla scelta dei DPI e sul loro corretto utilizzo”.

Assosistema Safety, in una nota specifica come -tutti i DPI sono regolamentati a livello europeo dal Regolamento UE 2016/425 che abroga e sostituisce la precedente Direttiva 89/686/CEE. Tale Regolamento richiede, in termini generici, che ogni prodotto rispetti dei “requisiti essenziali di salute e di sicurezza e delle procedure di valutazione della conformità”. Per agevolare il fabbricante in questa richiesta, il Comitato Europeo di Normazione (CEN) emana delle norme tecniche EN specifiche per i vari DPI, all’interno delle quali vengono individuati dei requisiti, il cui soddisfacimento comporta una rispondenza ai “requisiti essenziali di salute e sicurezza”. La valutazione di conformità, ottenuta applicando quanto prescritto dalla norma, porta all’apposizione del marchio CE, senza il quale non è permessa la commercializzazione di alcun DPI.

Come primo elemento, dunque, i DPI in commercio, di qualunque tipo o categoria essi siano, devono presentare la marcatura CE. Passando, invece, alle norme tecniche, nel campo della protezione delle vie respiratorie ne vengono applicate, a seconda della tipologia di prodotto, circa una quarantina. Nel caso specifico, il tipo di maschere filtranti, richieste per evitare il contagio da Coronavirus, sono regolate dalla norma EN 149. Tale norma, a seconda dell’efficienza filtrante, classifica le maschere in FFP1, FFP2, FFP3, dove FF significa Facciale Filtrante. Quando si acquista il prodotto, dunque, su di esso o sulla sua confezione deve essere presente il riferimento a questo standard.

Bisogna fare attenzione in fase di acquisto, dato che a volte, specie nei grandi centri commerciali, ci si può imbattere in mascherine non classificate e prive di marcatura, la cui efficacia protettiva risulta quanto meno dubbia. Questo tipo di prodotti, non sono DPI!

Le differenze tra le normali mascherine medicali e i DPI:

tralasciando i tecnicismi e le diverse normative a cui rispondono i Dispositivi Medici, le mascherine Medicali svolgono una differente funzione rispetto al DPI. Esse hanno come caratteristica quella di proteggere non il portatore ma il paziente sul tavolo operatorio dalla possibile contaminazione che può essere veicolata dagli operatori sanitari. Queste mascherine, le cui caratteristiche e performance sono molto inferiori alle citate FFP2 o FFP3 possono, quindi, evitare che il portatore diffonda il contagio, ma non proteggono lo stesso adeguatamente dal contagio di provenienza altrui.

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Dentista a Treviglio | Industria dentale Made in Italy

Industria dentale: il mercato mondiale premia i prodotti italiani, +15%

L’industria dentale si salva con l’export. Negli ultimi due anni, in cui la crisi ha colpito più pesantemente il nostro continente, il fatturato delle esportazioni ha infatti segnato un complessivo +15,2% (+7,4% nel 2010 e +7,8% nel 2011). Un mercato che per l’industria italiana in generale vale 422 milioni di euro, il 61,3% del fatturato totale. E  proprio grazie alle esportazioni l’industria italiana segna un +5% rispetto al fatturato dello scorso anno, toccando 688 milioni di euro contro i 654 del 2010 e i 615 del 2009. I dati, presentati oggi nel corso della conferenza stampa organizzata a Rimini durante il 55° Congresso degli Amici di Brugg, sono stati elaborati da Key-Stone, società specializzata in ricerche di mercato, e confermano una sofferenza del mercato italiano mentre l’incremento delle esportazioni certificano definitivamente l’apprezzamento dei prodotti realizzati dall’industria italiana.

 

Dal congresso è emerso che per quanto riguarda il mercato finale interno (quello riferito al valore degli acquisti effettuati da studi e laboratori) il fatturato totale segna un minimo incremento (+1%) rispetto a quello del 2010, raggiungendo i 1.188 milioni di euro (nel 2010 era di 1.177 e nel 2006 1.097). Nel 2011 rispetto al 2010 crollano le vendite di attrezzature da laboratorio (-7,3%), crescono leggermente quelle delle attrezzature per lo studio (+2,3%), la vendita di prodotti di consumo nei laboratori odontotecnici (+1,1%), e quelli dello studio odontoiatrico (+0,5%). Nessuna buona notizia per quanto riguarda l’anno in corso: secondo le proiezioni elaborate, infatti, il primo quadrimestre del 2012 segna un -3% complessivo. Per il sesto anno consecutivo UNIDI (Unione Nazionale Industrie Dentarie Italiane) analizza il mercato della produzione e distribuzione, che segnano sia un calo delle vendite sia delle attrezzature da laboratorio (-18,6%) che quelle da studio (-8%) nonostante lo sviluppo delle nuove tecnologie, cosi come la vendita di materiale da consumo sia dello studio che del laboratorio (-1,7%).

 

“Il progetto di analisi di settore intrapreso in questi anni da UNIDI in collaborazione con la  Key-Stone - spiegano il presidente UNIDI Mauro Matteuzzi e Roberto Rosso presidente Key-Stone - punta ad analizzare il mercato dal punto di vista del fatturato delle aziende che producono e distribuiscono i prodotti in Italia in modo da monitorarlo negli anni con dati confrontabili tra loro. Considerando che, mediamente, i prodotti italiani hanno un prezzo superiore rispetto a quelli di molti altri concorrenti (soprattutto provenienti dai paesi asiatici), il continuo incremento dell’export premia gli investimenti che l’industria italiana del settore dentale ha fatto in termini di ricerca e qualità di produzione ritagliandosi la fiducia dei professionisti dei 5 continenti che cercano nei prodotti e nelle attrezzature affidabilità, qualità e design. Ma non solo: il dato positivo premia la politica di UNIDI verso l’attivazione di una serie di servizi creati per favorire le aziende associate a incrementare la promozione dei loro prodotti all’estero”.

 

L’industria dentale si salva con l’export. Negli ultimi due anni, in cui la crisi ha colpito più pesantemente il nostro continente, il fatturato delle esportazioni ha infatti segnato un complessivo +15,2% (+7,4% nel 2010 e +7,8% nel 2011). Un mercato che per l’industria italiana in generale vale 422 milioni di euro, il 61,3% del fatturato totale. E  proprio grazie alle esportazioni l’industria italiana segna un +5% rispetto al fatturato dello scorso anno, toccando 688 milioni di euro contro i 654 del 2010 e i 615 del 2009. I dati, presentati oggi nel corso della conferenza stampa organizzata a Rimini durante il 55° Congresso degli Amici di Brugg, sono stati elaborati da Key-Stone, società specializzata in ricerche di mercato, e confermano una sofferenza del mercato italiano mentre l’incremento delle esportazioni certificano definitivamente l’apprezzamento dei prodotti realizzati dall’industria italiana.

 

Dentista a Treviglio | Giornata Nazionale della Parodontite

Gengive che sanguinano, si arrossano e fanno male sono un problema per 20 milioni di italiani, circa uno su 3. Ma per 8 milioni il disturbo diventa un’infiammazione cronica ed estesa che può portare fino alla perdita dei denti.
Sapere come comportarsi per prevenirla è da oggi possibile grazie a un numero verde ad hoc. Il servizio verrà lanciato l’1 Ottobre 2019, in occasione della prima Giornata Nazionale della Parodontite, istituita dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP).

La parodontite, soprattutto nelle forme più gravi, ha ripercussioni sulla salute generale perché porta all’immissione in circolo di batteri patogeni e a un incremento generalizzato dell’infiammazione nell’organismo. Tuttavia, spiega Mario Aimetti, presidente SIdP, “due italiani su tre non conoscono la parodontite e le sue conseguenze, non sanno per esempio che triplica il rischio di malattie cardiovascolari e diabete, che soffrire di forme gravi di parodontite in età avanzata raddoppia il rischio di fragilità senile e che può portare a complicazioni in gravidanza. Prevenirla però e possibile. La parodontite, infatti, parte sempre una gengivite, un’infiammazione superficiale e reversibile che provoca sanguinamento gengivale quando ci si lavano i denti. Nella maggioranza dei casi i pazienti non ci fanno caso o aspettano che passi, così spesso il disturbo resta e può aggravarsi. “Il sanguinamento gengivale è un importante campanello d’allarme, che suggerisce di andare dal dentista. Per la diagnosi – sottolinea Luca Landi, presidente eletto SIdP – bastano una visita con la sonda parodontale e una radiografia”. Farla per tempo permette di scongiurare la perdita dei denti e “non necessita di procedure sofisticate e costose: sedute di igiene professionale associate a una scrupolosa igiene orale sono sufficienti per risolvere il problema”. Il numero verde 800 144979, realizzato grazie al contributo incondizionato di GSK Consumer Healthcare, sarà attivo dal 1 ottobre per tutto l’anno.

Chiamandolo, i cittadini potranno chiarire dubbi e fare domande a un professionista SIdP. Trovare l’esperto più vicino a cui rivolgersi per una visita sarà possibile anche dal portale www.gengive.org, mentre l’App gratuita GengiveINForma permetterà, attraverso 5 semplici domande, di calcolare il rischio di ammalarsi.

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