Un dolore improvviso mentre si mangia qualcosa di freddo, caldo o dolce. Un fastidio pungente che si manifesta persino con l’aria fredda. Sono questi i sintomi più comuni dell’ipersensibilità dentale, una condizione che interessa una larga parte della popolazione e che può rendere difficoltose anche le azioni quotidiane più semplici.
La causa principale è l’esposizione della dentina, lo strato del dente che protegge la polpa, attraversato da sottili tubuli che contengono fibre nervose. Quando la dentina perde la protezione naturale offerta dallo smalto e dalle gengive, gli stimoli termici o chimici raggiungono i nervi e causano dolore. A determinare questa esposizione possono essere molteplici fattori: uno spazzolamento troppo aggressivo, l’uso di dentifrici abrasivi, l’assunzione frequente di alimenti acidi, il bruxismo, malattie gengivali o anche trattamenti dentali recenti come sbiancamenti o pulizie profonde.
Fortunatamente esistono rimedi efficaci, sia domiciliari che professionali. È fondamentale adottare una corretta igiene orale quotidiana, utilizzando spazzolini a setole medie, tecniche delicate e dentifrici formulati per denti sensibili. Anche l’uso regolare del filo interdentale e la riduzione di abitudini dannose – come il consumo di cibi acidi o il digrignamento notturno – aiutano a prevenire o limitare il problema.
In studio, il dentista può intervenire con trattamenti mirati per sigillare i tubuli dentinali esposti, attraverso gel, resine, adesivi o anche laser. Dopo una valutazione clinica, viene definito il trattamento più adatto in base all’origine, all’estensione e all’intensità del disturbo.
Presso lo Studio Dentistico Bergamaschi Gilardoni offriamo un approccio completo e personalizzato per affrontare l’ipersensibilità dentale, aiutandoti a ritrovare comfort e benessere, ogni giorno.
Uno dei primi consigli per iniziare ad affrontare il problema dei denti serrati di notte (ma anche di giorno) è: evitare eventuali fonti di stress.
Migliorare la condizione psicopatologica: sotto il controllo di un professionista è possibile assumere dei farmaci, anche blandi, o dei tranquillanti per un sonno sereno. Esistono dei rimedi naturali? Può essere utile praticare attività fisica per rilassare il corpo, dall’attività aerobica alla meditazione fino allo Yoga. Un contributo importante per smettere di digrignare e stringere i denti di notte può arrivare da una buona gestione delle abitudini quotidiane che possono portare sollievo.
Qualche esempio concreto:
- rilassare i muscoli facciali con massaggi;
- bere tisane rilassanti prima di dormire;
- eliminare fumo, droghe e alcool;
- praticare esercizi di respirazione.
In alcuni casi il bruxismo può essere legato a cure farmacologiche basate su medicinali antidepressivi e psicotropi che causano, come effetto collaterale, la chiusura dei denti e lo sfregamento delle superfici con relativo consumarsi dei denti che può arrivare anche alla frattura. Come smettere di bruxare in questi casi? Solo la valutazione congiunta con medico e dentista può aiutare a individuare l’equilibrio farmacologico che può limitare l’effetto delle medicine che causano la contrazione e lo sfregamento notturno.
Il bite è una delle soluzioni per evitare di sfregare i denti durante le ore notturne. Sono inoltre curativi nei confronti delle problematiche articolari e muscolari.
“STRINGI I DENTI!”. E, in effetti, non solo per modo di dire, i denti si stringono quando siamo sottoposti ad uno stress prolungato. È il bruxismo, un disturbo in continuo aumento, di cui soffrono in Italia circa 15-18 milioni di persone, inclusi i bambini, caratterizzato da iperattività dei muscoli masticatori. “I denti dovrebbero entrare in contatto tra loro solo durante la masticazione dei cibi e, occasionalmente, durante la deglutizione mentre in caso di bruxismo si toccano in modo anomalo attraverso il digrignamento, cioè lo sfregamento forte, oppure attraverso il serramento che provoca la contrazione dei muscoli all’angolo della mandibola” spiega Fabio Carboncini, presidente dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica.
Il problema è nella testa. La notizia è che gli specialisti sono oggi convinti che non dipenda affatto, come si riteneva, da un problema di malocclusione o comunque dell’apparato masticatorio; ora la ricerca ha chiarito che si tratta di una patologia collegata al sistema nervoso centrale: “Infatti – prosegue Carboncini – tra i fattori predisponenti ci sono la tensione nervosa, stress e ansia e, persino, il senso di competizione nello sport. Non solo: digrignare i denti di notte influenza la qualità del sonno perché è spesso associato agli scatti improvvisi delle gambe. A favorirne la diffusione sono anche i ritmi di vita sempre più stressanti e alcuni comportamenti a rischio, quali il fumo o il consumo di alcolici; fra i giovani, inoltre, può manifestarsi come effetto secondario di alcune droghe sintetiche, come l’ecstasy.
Anche nei bambini. Il disturbo si presenta sempre più spesso anche nei bambini sin dall’eruzione dei primi denti: “Nei piccoli rispecchia molte volte un normale processo di sviluppo del sistema nervoso centrale per cui si può considerare fisiologico almeno fino ai 12 anni”, chiarisce Carboncini. Attenzione, però, perché può essere il segnale di uno stato di disagio psicologico magari legato alle ansie scolastiche o sportive. Inoltre, recenti studi hanno appurato che si associa spesso anche alla presenza di apnee notturne per cui, oltre che andare dall’odontoiatra, gli esperti consigliano di fare anche una visita dall’otorino-laringoiatra.
I segnali spia del bruxismo. Ad accorgersi del disturbo, infatti, può essere in primo luogo l’odontoiatra che, controllando la bocca, si accorge dell’usura dei denti e può osservare se si gonfiano i muscoli della mandibola o se c’è un iper-sviluppo dei muscoli masticatori. “Inoltre – aggiunge lo specialista – ci possono essere dei segni in bocca, come la linea alba cioè una ipercheratinizzazione delle guance oppure ancora la forma dell’arcata ‘stampata’ sulla lingua dovuta proprio al digrignamento dei denti”. Gli altri principali segnali spia sono la sensazione di tensione mandibolare al risveglio o di dolore dentale e la ricorrenza di cefalee muscolo-tensive. Per una diagnosi accurata, a volte si ricorre anche alla polisonnografia, un esame che serve a valutare l’aspetto del sonno in generale ma può essere utile anche per intercettare le attivazioni muscolari della mandibola mettendo degli elettrodi anche a livello dei muscoli masticatori.
Gli “effetti collaterali”. Perché il bruxismo non è solo un fastidio, magari per chi dorme accanto. Può avere conseguenze. Un’anomala usura dei denti e la presenza di scheggiature sia della dentatura naturale sia di lavori odontoiatrici come corone, intarsi, faccette e otturazioni. Spesso poi compaiono anche indolenzimento nella zona delle tempie, della mandibola e dei muscoli masticatori che, lavorando in continuazione senza motivo, vanno incontro a contratture che possono provocare cefalea muscolo-tensiva anche perchè la contrazione dei denti si accompagna a quella di collo e spalle.
Consigli. I consigli per evitare questi effetti sono molto generici: meno alcol, fumo e caffè, soprattutto la sera, ritmi più rilassati e una buona qualità del sonno sono tutti fattori che aiutano ad allentare la tensione sui muscoli masticatori e il loro sovraffaticamento. Ma se gli adulti sono rassegnati a ritmi frenetici e ansie da vita quotidiana, gli esperti ammoniscono a preservare i bambini. E trovare il modo di allentare le loro tensioni.