Lo studio dentistico Bergamaschi e Gilardoni a Treviglio (Bergamo) riserva sempre un’elevata importanza e attenzione alla scelta delle dotazioni tecniche.
Oggi vogliamo mostrarvi le funzionalità della CBCT di Planmeca.
La CBCT è una moderna metodologia diagnostica che consente di riprodurre sezioni (tomografia) e/o di generare un’immagine tridimensionale del cranio (o di alcune sue aree) per mezzo di radiazioni acquisite da un sensore digitale ed elaborate da un computer. La CBCT è definita come una particolare apparecchiatura CT (Computer Tomography) che consente l’acquisizione di tutto il volume da indagare con un’unica rotazione congiunta a 360° del complesso tubo radiogeno/detettori.
Si acquisiscono così una elevata quantità di dati da cui si ricavano informazioni bidimensionali successivamente analizzate e ricostruite tramite opportuni software. Da ciò si ottengono immagini tridimensionali e facili ricostruzioni multiplanari su vari piani di osservazione, almeno nei 3 principali dello spazio, consentendo l’eliminazione dei problemi da sovrapposizione di strutture anatomiche diverse.
Planmeca è un produttore finlandese di apparecchiature odontoiatriche ad alta tecnologia. Pioniere nello sviluppo e commercializzazione di procedure dentali digitali che consentono una gestione delle informazioni efficiente ed ergonomica, è da cinquant’anni al fianco dei dentisti di tutto il mondo.
Lo studio dentistico Bergamaschi e Gilardoni a Treviglio (Bergamo) è da sempre una sicurezza riguardo le migliori dotazioni tecniche in ambito odontoiatrico.
Tra i tanti strumenti digitali che interessano l’odontoiatria, lo scanner intraorale è senza dubbio quello che più è in grado di caratterizzare in maniera moderna lo studio odontoiatrico. Lo scanner intraorale è uno strumento con un sistema di misurazione tridimensionale utilizzato per raccogliere informazioni su forma e dimensioni delle arcate dentarie attraverso l’emissione di un fascio luminoso (raggio laser) sulla superficie dei denti.
Le telecamere ad alta risoluzione raccolgono le informazioni che vengono processate da un software che riproduce il modello 3D virtuale delle arcate dentali e dei tessuti molli del paziente, digitalizzando completamente l’anatomia della bocca. Dal modello 3D generato dallo scanner dentale, è possibile eseguire una serie di pianificazioni chirurgiche, protesiche o ortodontiche sulla base delle quali si realizzano i dispositivi necessari.
Ma quali sono i vantaggi per il paziente? Una tecnologia all’avanguardia come quella dello scanner migliora il comfort del paziente e la velocità del trattamento. Lo scanner garantisce minore invasività rispetto al calco tradizionale; riduzione dei tempi, visto il mancato ricorso alla doppia impronta; e maggiore precisione dell’impronta stessa.
Nel 2018 si è poi dato il via a un’indagine condotta da Nedelcu at al. per delineare una volta per tutte cosa sia meglio tra lo scanner intraorale e l’impronta con materiali tradizionali. A termine dell’indagine, tutti gli scanner hanno evidenziato livelli comparabili di accuratezza complessiva. Ma lo scanner di Carestream (in dotazione nel nostro studio dentistico) ha mostrato di eccellere sugli altri prodotti per quanto riguarda l’accuratezza della linea di fine preparazione, mostrando quindi risultati eccellenti e comparabili in tutto e per tutto rispetto al polietere.
Almeno due minuti, per almeno due volte al giorno. E con lo spazzolino elettrico, soprattutto se si accusano problemi alle gengive. Per essere certi di spazzolare a sufficienza? Si possono usare “paste” che si colorano quando si tocca il giusto limite di tempo.
Il minimo sindacale sono due minuti, due volte al giorno. Spazzolarsi i denti dopo aver mangiato è il modo migliore per eliminare la placca e scongiurare carie e gengiviti, ma pochi ci mettono il tempo necessario: la maggioranza usa lo spazzolino per 45 secondi appena, pur ritenendo di farlo a lungo quanto basta. Invece, dopo un minuto si rimuove solo il 27 per cento della placca, dopo due si arriva al 41. Una durata inferiore ai due minuti, inoltre, non permette di agire al fluoruro contenuto nei dentifrici.
«Una pulizia dei denti accurata è la base della prevenzione e deve essere ancora più attenta in chi ha già le gengive un po’ infiammate, ovvero ben 20 milioni di over 35: in questo caso, occorre lavare i denti quattro-cinque minuti anziché i due standard, meglio se con lo spazzolino elettrico anziché quello manuale; per chi soffre di gengiviti, sì anche agli scovolini interdentali al posto del classico filo e, su prescrizione del dentista, al collutorio antiplacca» dice Claudio Gatti, presidente della Società di Parodontologia e Implantologia.
Per arrivare almeno a due minuti, oggi sono disponibili anche dentifrici che cambiano colore quando si tocca questo limite di tempo; essenziale, poi, non sottovalutare i sintomi di un’infiammazione come gengive dolenti, arrossate, che sanguinano o lasciano un poco scoperti uno o più denti.
«La gengivite non curata si trasforma spesso in parodontite che, nella sua forma grave, colpisce oltre tre milioni di italiani ed è la prima causa di perdita dei denti. In Italia ogni anno si spende un miliardo di euro per la patologia e le sue conseguenze, soprattutto per rimpiazzare i denti persi: il 90 per cento dei costi potrebbe però essere risparmiato con una diagnosi precoce, trattamenti tempestivi e soprattutto una prevenzione adeguata», conclude l’esperto.
Uno dei primi consigli per iniziare ad affrontare il problema dei denti serrati di notte (ma anche di giorno) è: evitare eventuali fonti di stress.
Migliorare la condizione psicopatologica: sotto il controllo di un professionista è possibile assumere dei farmaci, anche blandi, o dei tranquillanti per un sonno sereno. Esistono dei rimedi naturali? Può essere utile praticare attività fisica per rilassare il corpo, dall’attività aerobica alla meditazione fino allo Yoga. Un contributo importante per smettere di digrignare e stringere i denti di notte può arrivare da una buona gestione delle abitudini quotidiane che possono portare sollievo.
Qualche esempio concreto:
- rilassare i muscoli facciali con massaggi;
- bere tisane rilassanti prima di dormire;
- eliminare fumo, droghe e alcool;
- praticare esercizi di respirazione.
In alcuni casi il bruxismo può essere legato a cure farmacologiche basate su medicinali antidepressivi e psicotropi che causano, come effetto collaterale, la chiusura dei denti e lo sfregamento delle superfici con relativo consumarsi dei denti che può arrivare anche alla frattura. Come smettere di bruxare in questi casi? Solo la valutazione congiunta con medico e dentista può aiutare a individuare l’equilibrio farmacologico che può limitare l’effetto delle medicine che causano la contrazione e lo sfregamento notturno.
Il bite è una delle soluzioni per evitare di sfregare i denti durante le ore notturne. Sono inoltre curativi nei confronti delle problematiche articolari e muscolari.
La presenza persistente del ciuccio nella bocca del bambino può influire su:
- ampiezza del palato: il ciuccio, inserendosi tra la lingua e il palato, impedisce alla lingua di svolgere una delle sue funzioni principali ossia quella di favorire l’allargamento dell’arcata dentale superiore adattandola a quella inferiore. L’interposizione del succhiotto tra lingua e palato determina, infatti, una contrazione di quest’ultimo impedendone il naturale sviluppo e causando una riduzione della superficie dell’arcata superiore.
- arcata superiore: la suzione prolungata del succhiotto può determinare un allungamento dell’arcata superiore. Osservando il bambino di profilo, i denti davanti superiori risultano così più sporgenti rispetto a quelli inferiori.
- sviluppo del cosiddetto “morso aperto”: quando la bocca è chiusa, i denti anteriori rimangono distanziati tra loro lasciando un’apertura in cui il bambino può facilmente interporre la lingua.
La celiachia è una malattia infiammatoria cronica che colpisce la mucosa dell’intestino tenue in seguito ad assunzione di glutine. A livello del cavo orale può essere riscontrata anche precocemente, fin da bambini, in quanto può portare alla comparsa di afte ricorrenti, lingua a carta geografica, bruciore generalizzato alla lingua o difetti dello smalto dei denti. Se hai dubbi è sempre possibile fissare un appuntamento di controllo presso lo Studio Bergamaschi Gilardoni al fine di valutare la presenza o meno di queste manifestazioni e la loro intensità.
In generale, gli spazzolini si possono suddividere in due categorie: manuali ed elettrici.
Lo spazzolino manuale può essere:
– a setole morbide o ultra soft, viene consigliato ai pazienti che presentano recessioni gengivali, problemi a livello dello smalto come ipomineralizzazioni, ipoplasie o post interventi chirurgici.
– a setole medie, consigliato quotidianamente a chi non ha nessuna problematica particolare.
– a setole dure, utilizzato per la pulizia e il mantenimento delle protesi. Quest’ultimo, se utilizzato per un lungo periodo su denti sani, può provocare danni a livello dello smalto e dei tessuti molli.
Consigliati in particolare gli spazzolini in legno o bamboo di cui però consigliamo il ricambio più frequentemente.
Gli spazzolini elettrici, invece, possono essere: roto-oscillanti e sonici. La differenza tra i due sta nel meccanismo di azione, il primo funziona tramite un principio meccanico mentre il secondo tramite la fluidodinamica. Sono entrambi dei validi presidi e anche in questo caso è necessaria una valutazione con un igienista dentale.
I primi denti definitivi compaiono intorno ai sei anni ma possono erompere anche più tardi. Alcuni bambini presentano tempi di eruzione più lunghi rispetto ad altri già con i denti da latte. Infatti, in alcuni casi, l’eruzione del primo dentino può avvenire a 2-3 mesi, mentre in altri i denti non compaiono fino al nono mese o all’anno di età.
Tuttavia, un ritardo importante nella permuta potrebbe essere dovuto ad un problema ortodontico da approfondire tramite una visita specialistica, che richiederà degli esami diagnostici più approfonditi, eventualmente un’ortopantomografia, per valutare se si tratti di un semplice ritardo, una malposizione dentaria o per escludere eventuali agenesie.
Gli scienziati hanno sottolineato come il coronavirus sia in grado di raggiungere i polmoni dalla saliva, spostandosi quindi dalla bocca al sangue, soprattutto in chi soffre di malattie gengivali, come ad esempio la parodontite. Il rischio, per loro, è di sviluppare una sintomatologia acuta. Gli italiani che ne soffrono, per esempio, rappresentano circa il 60% secondo il Ministero della Sanità: vale a dire circa 36 milioni di persone. Secondo gli esperti basterebbero semplici accorgimenti per migliorare l’igiene e ridurre il rischio di trasmissione del virus. Anche perché il gruppo di ricerca ha riscontrato come alcune sostanze presenti nei collutori siano in grado di inattivare efficacemente SARS-CoV-2.
Lo studio afferma che le malattie gengivali rendono le gengive stesse più permeabili e suscettibili all’ingresso di microrganismi nel sangue. Secondo gli esperti, l’uso di collutori specifici e del filo interdentale, insieme agli sciacqui con acqua e sale, potrebbero ridurre il rischio di formazione della placca e di infiammazione gengivale.
Si tratta di accorgimenti che potrebbero diminuire, tra l’altro, anche la concentrazione del virus nella saliva, mitigando lo sviluppo di malattie polmonari. A detta dei ricercatori, comunque, saranno necessari altri studi per indagare sulla connessione tra igiene orale e sintomatologia acuta del Covid. I batteri, infatti, possono entrare nel flusso sanguigno e quindi attaccare il resto del corpo.
A prescindere dal Covid, una scarsa igiene orale può portare a diversi problemi, compresi quelli legati al cuore. Uno studio condotto presso l’Università di Seul e pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology nel 2019, per esempio, ha assunto che lavare i denti frequentemente, anche tre volte al giorno, potrebbe ridurre il rischio di fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca.
Secondo degli studi svolti in California, l’uso del filo interdentale potrebbe aumentare i livelli di sostanze perfluoroalchiliche, i cosiddetti PFAS, nel nostro organismo. Queste sostanze sono tossiche e potrebbero provocare infertilità, cancro, problemi immunitari e di sviluppo.
Le conclusioni sono state tratte dopo un’indagine condotta su 178 donne di mezza età. È stato loro prelevato del sangue e hanno risposto a dei questionari. Sono stati controllati i livelli di undici diversi tipi di PFAS dai prelievi del sangue. Dalle indagini è emerso, che alcune di loro che utilizzavano il filo interdentale di un noto marchio avevano alti livelli di PFAS. La tecnica utilizzata per la rilevazione è denominata spettroscopia di emissione di raggi gamma, indotta da particelle PIGE. Queste sostanze sono utilizzate per rendere molti materiali di uso comune, resistenti all’acqua e ai grassi. Tra i materiali abbiamo carta, tappeti e il rivestimento di alcuni contenitori di alimenti. Non tutti i fili interdentali sono rivestiti da PFAS, quindi basta scegliere quelli che non ne contengono. In genere, i fili interdentali ricoperti di cera ad esempio non ne hanno.