Alcuni casi di caduta improvvisa di denti in pazienti che si trascinano da mesi i sintomi da covid fanno pensare a effetti collaterali nel cavo orale.
In questi difficili mesi abbiamo imparato che la CoViD-19 è una malattia sistemica: tra i sintomi più strani che può recare ci sono la perdita di olfatto e gusto, la comparsa di eruzioni cutanee, gonfiore e rossore delle dita dei piedi, la caduta dei capelli. A questa lista potrebbero aggiungersi in futuro alcune patologie dentali che sembrano interessare i pazienti con long covid e che, anche a distanza di mesi, non sembrano essersi del tutto ripresi dall’infezione.
Diverse persone che si sono negativizzate da mesi, ma che ancora accusano i sintomi dell’infezione, hanno riferito problemi alle gengive, scolorimento e perdita improvvisa dei denti non accompagnata da sangue o fastidi. Per ora si tratta soltanto di aneddoti e vicende riportate nei gruppi di sostegno post covid fioriti in Rete in questi mesi: al momento non ci sono studi scientifici che documentino un effetto della malattia su denti e cavo orale. In assenza di dati e con pochi episodi disponibili, molti dentisti non si sentono di confermare un legame tra l’infezione da SARS-CoV-2 e la salute di denti e gengive. Ma se si scoprisse un collegamento, non sarebbe del tutto privo di logica.
Il nuovo coronavirus attacca i vasi sanguigni e può portare alla formazione di coaguli. E se il sangue non riesce a raggiungere organi e tessuti si possono creare danni estesi, come quelli osservati in altri organi. Le gengive sono riccamente vascolarizzate e lo è anche la polpa dentaria, il tessuto molle e “vivo” all’interno del dente, raggiunto dalle terminazioni nervose. I danni vascolari causati dalla covid potrebbero persistere anche dopo l’effettiva guarigione e ostacolare il passaggio di sangue e l’ossigenazione in questi tessuti: ciò potrebbe spiegare la perdita improvvisa dei denti anche in persone molto giovani e senza affezioni del cavo orale. Un’ostruzione dei vasi sanguigni spiegherebbe anche l’assenza di sangue riportata da alcuni pazienti, una circostanza inusuale, quando si perde un dente.
La bocca è inoltre ricca di recettori ACE2, i cancelli di ingresso che il coronavirus sfrutta per accedere alle cellule. Il cavo orale potrebbe quindi rappresentare l’ambiente di riproduzione ideale del virus e risentire dei suoi effetti diretti. Anche altri virus noti, come quelli dell’herpes o della malattia mano-piede-bocca (Coxsackie), infettano direttamente questa parte del corpo.
La risposta immunitaria di tipo infiammatorio manifestata dai long haulers (così vengono chiamate le persone con sintomi persistenti da covid) potrebbe fornire un’altra possibile spiegazione. I disagi potrebbero essere legati a una reazione difensiva al virus stesso e non tanto all’infezione in sé. Altre malattie infiammatorie note hanno come “effetto secondario” proprio le gengiviti.
Fonte: focus.it
Pochi e semplici trucchi per migliorare il proprio impatto ambientale, anche mentre si lavano i denti.
Ogni individuo sulla terra, mediamente, cambia lo spazzolino con una frequenza trimestrale. Quattro spazzolini all’anno, moltiplicato per sette miliardi e mezzo di persone significano trenta miliardi di spazzolini annui.
Lo spreco di plastica dietro ad una pratica così necessaria e comune come quella di lavarsi i denti è immensa, ma avere un approccio più sostenibile non è impossibile.
Solitamente, gli spazzolini vengono prodotti in nylon e plastica non riciclabile, ma in commercio esistono diverse soluzioni plastic-free molto valide e per niente dispendiose a livello economico. Primo tra tutti è lo spazzolino in bambù, 100% riciclabile ed altamente ecosostenibile. Un’altra soluzione sono gli spazzolini composti da amido di mais, riciclabili nel compost e quindi a impatto zero. Una alternativa molto valida sono, invece, quegli spazzolini manuali con la testina intercambiabile che, mantenendo in utilizzo il manico, possono evitare un cospicuo utilizzo di plastica.
Altri semplici accorgimenti per ridurre al minimo l’impatto ambientale sono: spegnere l’acqua mentre si spazzolano i denti, optare per dentifrici e collutori che riportano ingredienti più naturali e fare attenzione al packaging, sia degli spazzolini che dei dentifrici.
Optare per un comportamento sostenibile richiede poche e modeste accortezze che però portano benefici non indifferenti a livello di benessere collettivo. Cosa aspetti?
La risposta della Società italiana di Parodontologia e Implantologia (Sidp) è sì, ma solo in casi di necessità.
In questo periodo critico, la popolazione si pone forti dubbi su cosa sia meglio fare o non fare. Una tra queste incertezze è sicuramente rappresentata dal recarsi o meno dal proprio dentista.
È vero, da una parte si potrebbe pensare agli studi dentistici come dei luoghi poco “sicuri”, pensiero dettato dal fatto che il paziente, nel momento in cui viene curato o operato, non indossa i canonici dispositivi di sicurezza come la mascherina. Dall’altra parte si deve pensare che, ora più di prima, l’attenzione alle norme igieniche e alla cura del paziente sono a livelli elevatissimi. È tuttavia raccomandabile seguire alcune semplici regole per scongiurare il rischio di contagio:
- Lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi
- Evitare strette di mano con medici e dentisti
- Indossare, dove possibile, i copri-scarpe
- Isolare gli indumenti personali quando possibile
- Rispettare la distanza di sicurezza in sala d’attesa
Ad ogni modo, il Ministero della Salute consiglia di recarsi dal proprio dentista solo in situazioni di necessità per evitare di sovraccaricare la sala d’attesa, prendendo preventivamente appuntamento telefonico e rispettando gli orari consigliati dal dentista.
Studio Bergamaschi Gilardoni ricorda che le tutti gli ambienti sono costantemente sanificati e rispettanti delle norme anti-covid. La sicurezza di ogni cliente è la nostra priorità.
A volte l’insorgenza di carie è data da una scorretta alimentazione. Di seguito vediamo, nello specifico, ciò che è sano o deleterio per i nostri denti.
Si sa, la cura dei denti è molto importante ed una buona cura del cavo orale non è data solamente dal sistematico utilizzo di spazzolino, dentifricio e filo interdentale, ma anche da una buona educazione alimentare. Alcuni cibi infatti, in base alla consistenza e alla presenza di determinati macronutrienti, possono aumentare o diminuire il rischio di carie.
Naturalmente, un’attenta selezione degli alimenti non sostituisce l’uso di spazzolino e dentifricio due volte al giorno e un controllo periodico dal proprio dentista.
Per comodità distingueremo i cibi in:
- cariogeni (che predispongono all’insorgenza di carie)
- anti-cariogeni (che contrastano la formazione delle carie)
Gli alimenti cariogeni erodono lo smalto e favoriscono la crescita di batteri responsabili della carie e sono: ricchi di zuccheri semplici (ad esempio: zucchero, miele, fruttosio, frutta secca candita), molto acidi (come le bevande gassate e gli agrumi) oppure sono molto morbidi e appiccicosi (ad esempio il torrone), e quindi maggiormente dannosi per i denti.
Sono quindi consigliabili i cibi che richiedono una masticazione più impegnativa, caratteristica tipica degli alimenti anti-cariogeni. Alcuni esempi di alimenti che possono contrastare l’insorgenza di carie sono: frutta secca a guscio, frutta fresca non acida (ad esempio mele e pere, meglio se con la buccia), verdure crude e fibrose e latticini che riequilibrano il pH della cavità orale.
Un appunto a parte meritano le chewing-gum, a patto che siano prive di zucchero e contengano una buona dose di xilitolo. Esso infatti è in grado di sviluppare un’azione antibatterica all’interno del cavo orale e sono consigliate per rinfrescare saltuariamente l’alito. Ovviamente le cicche non sono da considerarsi come alternativa all’utilizzo di dentifricio e spazzolino!
Per qualsiasi chiarimento contatta il nostro studio dentistico, sapremo darti i consigli più giusti per te.
Tutti sanno che le mele fanno bene alla salute, come ci ripetono zie e nonne fin dall’infanzia. La scienza lo conferma, sottolineando come siano ricche di flavonoidi, potenti antiossidanti. Ma se fin dall’antichità questo frutto è tenuto in così alta considerazione è anche perché si tratta di una riserva di vitamine che, al contrario di quanto avviene per molte altre varietà di frutta e verdura, piace a chiunque (o quasi), bambini compresi. Il sapore dolce risulta ancora più accentuato quando le mele crescono in una zona assolata e con forti sbalzi termici,come accade in Alto Adige per le mele Marlene, tutelate dal marchio IGP, Indicazione Geografica Protetta. Forse però non tutti sanno che questo frutto ha molte altre possibili applicazioni, oltre a quella di ottimo spuntino.
«Masticare le mele, specie se si tratta delle varietà più croccanti, come ad esempio quelle verdi, vuol dire sviluppare un’azione meccanica simile a quella dello spazzolino, contrastando la formazione della placca. Per questo, specialmente in assenza di altri modi di pulirsi i denti, è una buona idea mangiarle a fine pasto», spiega il medico odontoiatra Nunzio Tagliavia. «Le mele inoltre contengono ferro e fluoro, ottimi per la salute dei denti. L’acido mallico ha proprietà antisettiche e disinfettanti, utili sia per le gengive che per lo smalto».
Il consiglio: L’unica raccomandazione è quella di non abusarne, specialmente se si è predisposti a sviluppare le carie. «L’acido mallico è pur sempre un acido, e come tale può danneggiare uno smalto particolarmente fragile». In questi casi vale il detto delle nonne: una mela al giorno è la scelta migliore. E poi, sciacquarsi la bocca con acqua e spazzolino.
La nostra struttura dentale avrebbe avuto origine nei primi pesci con mascella i quali sono sorti, evoluzionisticamente parlando, 400 milioni delle fa. È questo l’interessante risultato di un team internazionale di ricercatori che hanno “dissezionato” digitalmente i fossili più primitivi mai individuati di pesci a mascella per analizzarne i denti.
In particolare hanno analizzato un fossile trovato nei pressi di Praga poco più di 100 anni fa e sono giunti alla conclusione che siamo discendenti di questi pesci così come altre sessantamila specie viventi di vertebrati mascellari, tra cui varie altre specie di pesci, mammiferi, anfibi, rettili e uccelli.
I ricercatori, utilizzando il sincrotone europeo in Francia, la fonte di raggi X più brillante mai costruita, hanno eseguito analisi con una tecnica mai utilizzata prima con la quale sono riusciti “sbirciare” all’interno dei fossili in 3D senza danneggiarli e senza staccare le ossa fossilizzate dalle rocce che le racchiudono.
Il pesce che hanno analizzato faceva parte degli acantotoraci (Acanthothoraci), vissuti durante il devoniano inferiore (tra 395 e 380 milioni di anni fa).
Si tratta di pesci per i quali abbiamo pochissimi i fossili e quei pochi che abbiamo sono molto delicati e vengono soprattutto da un’area che appartiene oggi alla Repubblica Ceca, un’area fatta di rocce che hanno poco più di 400 milioni di anni, proprio il periodo giusto in cui sono vissuti questi pesci.
Gli scienziati hanno conseguito risultati “davvero notevoli” nell’analizzare la dentatura di questi fossili riuscendo ad individuare e scansionare addirittura gli spazi cellulari, tra l’altro perfettamente conservati, che si trovavano all’interno della dentina dei denti di questi pesci.
“Questi risultati cambiano tutta la nostra comprensione dell’origine dei denti”, spiega Per Ahlberg, professore dell’Università di Uppsala e uno degli autori dello studio il quale aggiunge: “Quando sorridi allo specchio del bagno la mattina, i denti che ti sorridono possono risalire le loro origini fino ai primi vertebrati mascellati”, ossia pesci vissuti più di 400 milioni di anni fa che per qualche ragione evolutiva hanno sviluppato denti e mascelle come i nostri.
Fonte: notiziescientifiche.it
Sì all`uso di gomma da masticare, a patto che non sostituisca lo spazzolino da denti. Vietato invece arrendersi al pianto dei bebè concedendo ciucci cosparsi di zucchero. Sono queste due delle linee guida nazionali per la promozione della salute orale in età evolutiva, diffuse dal ministero del Welfare.
L`iniziativa prende le mosse dalla significativa incidenza di problemi ai denti registrata in Italia. I più esposti sono i bambini: la carie colpisce oggi il 44% di coloro che hanno meno di dodici anni.
Il documento, elaborato assieme a pediatri, odontoiatri, igienisti, neonatologi e associazioni dei genitori, oltre all`uso di zucchero sul ciuccio per quietare i bimbi, proibisce anche biberon pieni di bevande dolci estranee ai bisogni nutritivi.
Possibile invece l`uso di chewing gum: sono un aiuto perché stimolano, durante i primi minuti di masticazione, la secrezione salivare, aumentando i meccanismi di difesa. La saliva, infatti, è un`arma di prevenzione naturale: contiene antimicrobici (lisozima, perossidasi) e immunitari (IgA secretorie) che agiscono in maniera combinata contro la flora che causa la carie. Attenzione però: in nessun caso le gomme da masticare possono sostituire l`uso dello spazzolino da denti, specie dopo i pasti. Si consiglia inoltre la sigillatura dei solchi e delle fossette dove il cibo può fermarsi.
La bocca dei neonati è sterile e solo successivamente viene contaminata da ceppi batterici. Questi corrispondono esattamente a quelli rintracciati nella saliva delle madri. La salute orale dei figli deriva quindi anche dalle condizioni igieniche della madre. È però possibile controllare e prevenire il rischio di trasmissione riducendo la concentrazione salivare materna di Streptococcus mutans (un batterio del cavo orale) con la somministrazione di fluoro dai 6 mesi ai tre anni d`età e di clorexidina.
Le linee guida del ministero del Welfare si inseriscono nel solco degli obiettivi posti dall`Oms (Organizzazione mondiale della sanità), secondo cui, entro il 2010 il 90% dei bambini di età compresa tra i cinque e i sei anni dovrà essere privo di carie e gli adolescenti fino ai 18 anni non dovranno presentare perdite di denti dovute a carie o malattia parodontale.